Servizio Sanitario Nazionale
In Italia il Servizio Sanitario Nazionale continua ad arretrare. Non lo dice solo l’opposizione ma anche l’Ufficio parlamentare di bilancio nel rapporto diffuso ieri che dipinge un quadro netto e preoccupante per la sanità pubblica.
Il sistema pubblico copre ormai meno del 75% della spesa totale contro l’80% della media UE, mentre le famiglie pagano di tasca propria quasi 9 punti percentuali in più della media europea, soprattutto per cure e riabilitazione.
Il rapporto mette in evenienza la tendenza italiana a investire meno negli ultimi anni. Il finanziamento pubblico è sceso di 0,3 punti percentuali tra 2012-2024, attestandosi al 6,3% del PIL nel 2024. Di conseguenza, c’è stata la crescita del finanziamento volontario sottoforma di assicurazioni e mutue, con le assicurazioni private che vanno oltre +100%.
Un altro dato che fa riflettere riguarda l’incidenza dei servizi ospedalieri, che negli ultimi anni si è ridotta di circa il 10%, in linea con la deospedalizzazione e il taglio di posti letto e strutture.
Per l’Ufficio parlamentare di Bilancio il rafforzamento dei servizi territoriali sostenuto dal PNRR non ha prodotto risultati sufficienti e rimane molto disomogeneo tra le Regioni, mentre si rafforza il ruolo complessivo delle strutture private nell’erogazione dei servizi.
Sul versante produttivo, la quota pubblica di valore aggiunto è calata di quasi 5 punti percentuali dal 1995, a fronte anche qui di un’espansione del privato.
Quello che emerge dal Focus non è soltanto la fotografia di un sistema pubblico progressivamente indebolito: è la conferma che il nostro Servizio Sanitario Nazionale ha smesso di essere davvero universale.
Le differenze nell’accesso alle cure, determinate sempre più dal reddito e dalla condizione sociale, stanno trasformando un diritto uguale per tutti in un privilegio per chi può pagare.
Una deriva strutturale che l’attuale governo non sta contrastando, anzi accentua, proseguendo nella stessa direzione invece di invertire la rotta. Il risultato è che nella sanità pubblica aumentano le disuguaglianze e si allargano i tempi di attesa.
È sempre più urgente un cambio di passo immediato, come il Partito Democratico chiede dall’inizio della legislatura. Occorrono investimenti strutturali per ricostruire un sistema pubblico realmente universalistico e tornare a garantire il diritto alla salute in modo reale, non solo sulla carta: un SSN capace di prendere in carico tutte e tutti, indipendentemente dal reddito e dal territorio di provenienza.
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