Governo Meloni: un bilancio dopo quattro anni
C’è una distanza sempre più evidente tra la narrazione del governo e la realtà dei numeri: dopo quattro anni di Governo Meloni l’Italia si indebolisce, con una crescita che rallenta, un potere d’acquisto in calo e un sistema produttivo che continua a mostrare segnali di difficoltà.
I dati elaborati da Istat, Inps e Fmi diffusi da ‘Di Martedì’ descrivono un quadro in cui la pressione fiscale complessiva ha raggiunto il 43,1%, toccando livelli mai e registrati dal 2014, e una produzione industriale che mostra un andamento negativo protratto ormai per tre anni consecutivi, mentre il potere d’acquisto dei salari reali risulta inferiore di circa l’8% rispetto al 2021 e circa la metà delle pensioni in Italia resta sotto i 750 euro al mese.
Le stime di crescita del PIL italiano sono state riviste al ribasso per il 2026 (allo 0,5%) e restano deboli anche per il 2027, con scenari economici internazionali segnati da seri rischi di recessione globale.
Sono segnali di debolezza strutturale. Una pressione fiscale in costante crescita, senza un programma reale di investimenti pubblici, tenderà a comprimere la capacità di spesa delle famiglie ancora di più. Allo stesso tempo un prolungato calo della produzione industriale come quello attuale, se non accompagnato da un aumento della produttività e da nuovi investimenti in innovazione, può aggravare ulteriormente la nostra economia.
Al netto delle crisi internazionali, tutti questi problemi dipendono direttamente dalle scelte o dalle mancate scelte del governo negli ultimi 4 anni. E i rischi geopolitici in corso possono solo aggravare l’impatto sul ciclo economico italiano, comprimendo maggiormente una domanda già debole, l’occupazione e la fiducia delle imprese e dei consumatori.
L’assenza di una prospettiva di crescita rende ancora più difficile affrontare sfide come l’alto debito pubblico, la pressione sulle spese sociali e la necessità di creare una base fiscale più equa e orientata alla crescita. Per questo l’Italia resta un paese altamente vulnerabile ai contraccolpi esterni, con crescenti costi sociali in termini di disuguaglianze e impoverimento delle fasce più deboli.
Come Partito Democratico continueremo a lavorare on Parlamento per politiche orientate alla crescita inclusiva: dalla valorizzazione dei salari, a un salario minimo legale, alla detassazione degli incrementi contrattuali, fino a un grande piano per la transizione digitale ed ecologica delle imprese, accompagnato da sostegni mirati a chi investe e innova.
Non possiamo più permetterci politiche di facciata quando la posta in gioco riguarda la crescita dell’Italia, l’equità sociale e la competitività del nostro sistema.
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